La recente sentenza della Corte d’Assise di Vicenza, che ha condannato i vertici della Miteni per il disastro ambientale causato dai PFAS, rappresenta un momento storico per la giustizia ambientale italiana. Questa vicenda ha colpito oltre 300.000 abitanti del Veneto, compromettendo la seconda falda acquifera più grande d’Europa, e sottolinea l’importanza cruciale di sistemi di trattamento acque affidabili per proteggere la salute pubblica.

 

Cosa Sono i PFAS e Perché Rappresentano un Pericolo

I PFAS (sostanze poli e perfluoroalchiliche) sono composti chimici utilizzati fin dagli anni ’50 in numerosi prodotti industriali e di consumo: pentole antiaderenti, tessuti impermeabili, e molti altri. Questi composti vengono definiti “inquinanti eterni” proprio per la loro caratteristica più pericolosa: si accumulano nell’organismo umano e nell’ambiente, aumentando il rischio di gravi patologie e tumori.

La pericolosità dei PFAS risiede nella loro persistenza ambientale e nella capacità di bioaccumulo. I PFAS si accumulano nel sangue e negli organi e vengono smaltiti dal corpo umano con tempi lunghi, oltre i dieci anni. Le ricerche scientifiche hanno dimostrato correlazioni preoccupanti tra l’esposizione prolungata a queste sostanze e l’insorgenza di diverse patologie gravi, inclusi tumori, malattie cardiovascolari, disfunzioni ormonali e problemi tiroidei.

 

Lo Scandalo Miteni: Un Disastro Ambientale Senza Precedenti

La Miteni, azienda chimica con sede a Trissino nel vicentino, ha rappresentato uno dei più gravi casi di inquinamento ambientale nella storia italiana. Ha prodotto per 50 anni impermeabilizzanti liquidi, noti come PFAS, causando danni per 136 milioni di euro. L’azienda, nata negli anni ’70 come centro di ricerca del gruppo Marzotto, è passata attraverso diverse proprietà: Enimont, Mitsubishi Corporation e infine International Chemical Investors Group (ICIG) prima del fallimento.

Per diversi decenni, l’azienda chimica Miteni ha prodotto PFAS a Trissino (Vicenza) e ha rilasciato i suoi rifiuti senza controllo, inquinando le acque superficiali e sotterranee e la catena alimentare, colpendo zone di Verona, Vicenza e Padova. L’estensione della contaminazione è impressionante: si calcolano almeno 700 chilometri quadrati compromessi, con un impatto che ha raggiunto la seconda falda acquifera più grande d’Europa.

 

Le Principali Problematiche Emerse

Il caso Miteni ha evidenziato problematiche multiple e interconnesse che vanno ben oltre la semplice contaminazione ambientale. I dati sanitari sinora raccolti testimoniano un elevato tasso di mortalità. Tra il 2007 e il 2014, infatti, è stato riscontrato un eccesso di decessi per malattie cerebrovascolari, diabete mellito, cardiopatia ischemica e demenza.

Particolarmente allarmante è la situazione degli ex lavoratori: anche per gli ex lavoratori Miteni è stato accertato un tasso di mortalità più alto del 45% rispetto alla media regionale. Inoltre, un recente studio pubblicato sulla rivista Environmental Health ha stimato in 3.800 i decessi aggiuntivi per patologie cardiovascolari legate ai PFAS registrati in un arco temporale di 34 anni nella popolazione esposta.

Un aspetto particolarmente grave emerso durante il processo è stata la deliberata occultazione dei dati da parte della Miteni. Addirittura, nel 2008, la Miteni chiese di distruggere analisi che dimostravano una concentrazione di PFAS nelle acque 400 volte sopra la soglia di sicurezza, dimostrando la consapevolezza dell’azienda riguardo ai rischi che stava causando.

 

Le Iniziative Adottate per Affrontare l’Emergenza

La scoperta della contaminazione da PFAS è avvenuta nel 2013, quando la Regione del Veneto, su mandato del presidente Zaia, segnalò per prima alla magistratura – tramite ARPAV – gli effetti gravissimi e irreversibili dell’inquinamento da PFAS, scoperto nell’ambito di una ricerca sperimentale del CNR e del Ministero dell’Ambiente.

Le autorità hanno implementato diverse misure di emergenza e monitoraggio:

Interventi immediati: Su pressione delle associazioni ambientaliste tra il 2015 e il 2016 è partito un bio monitoraggio a campione. Nel 2018, il Consiglio dei ministri ha dichiarato lo stato di emergenza, istituendo una zona rossa che include 30 comuni e vietando il consumo di acqua potabile nelle aree più colpite.

Misure tecniche: La Regione ha agito con determinazione, imponendo ai gestori idrici la filtrazione delle acque, stanziando fondi per la messa in sicurezza e attivando, nel 2016, un Piano di Sorveglianza Sanitaria aggiornato nel 2018, che ha coinvolto 127.000 cittadini dell’Area Rossa.

Sorveglianza sanitaria: È stato attivato un piano di sorveglianza che include tutte le persone residenti nate dal 1951 al 2002, con analisi specifiche per monitorare i livelli di PFAS nel sangue.

 

La Sentenza Storica e le Sue Implicazioni

Il 26 giugno 2025, la Corte d’Assise di Vicenza ha emesso una sentenza storica, condannando 11 ex dirigenti della Miteni per aver inquinato la falda veneta con i PFAS. Le pene vanno dai due anni e otto mesi fino ai 17 anni e mezzo, per un totale di 141 anni di carcere.

La sentenza ha stabilito risarcimenti per oltre 300 parti civili, fra privati ed enti pubblici. Al ministero dell’Ambiente è stato riconosciuto un risarcimento di 58 milioni di euro, mentre alla Regione Veneto, costituitasi parte civile, la sentenza riconosce un danno superiore ai 6,5 milioni di euro.

 

L’Importanza del Trattamento Acque Professionale

Il caso Miteni dimostra drammaticamente quanto sia fondamentale disporre di sistemi di trattamento acque all’avanguardia, sia per uso industriale che per il consumo umano. La contaminazione da PFAS evidenzia la necessità di tecnologie di filtrazione avanzate, capaci di rimuovere anche gli inquinanti più persistenti e pericolosi.

Per le aziende e le strutture sanitarie, investire in sistemi di trattamento acque professionali non è solo una questione di conformità normativa, ma rappresenta un dovere etico verso la salute pubblica e la tutela ambientale. Il principio “chi inquina paga”, sancito dalla sentenza Miteni, sottolinea l’importanza della prevenzione attraverso tecnologie appropriate e controlli rigorosi.

La vicenda PFAS-Miteni ci insegna che la qualità dell’acqua non può essere data per scontata e che solo attraverso sistemi di trattamento adeguati e monitoraggio costante possiamo proteggere la salute delle comunità e preservare le risorse idriche per le future generazioni.